Il digitale e il fallimento di mercato

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L’incontro di ieri sera con Paolo Coppola non ci ha offerto solo preziose anticipazioni sull’agenda digitale italiana da parte della persona che più di ogni altra la sta guidando, ma anche una presentazione straordinariamente accessibile ed efficace delle potenzialità e dell’impatto del digitale. Riporto due elementi: la legge esponenziale e il divario digitale.

Legge esponenziale

La legge esponenziale è il motore dello sviluppo digitale. Le memory card delle macchine fotografiche e dei cellulari, in meno di 10 anni hanno aumentato la loro capacità di memoria di 1000 volte! Così è stato per la potenza di calcolo dei computer, per la quantità di dati in rete, e per tutto ciò che abbia a che fare con la microelettronica e con il digitale.

Paolo Coppola ne ha spiegato l’impatto con una metafora molto efficace, che suona come un indovinello matematico. Immaginiamo di mettere in un bicchiere un batterio che si riproduce ogni minuto. Dopo un minuto ce ne saranno due, dopo 2 minuti 4, dopo 3 minuti 8, dopo 4 minuti 16 e coì via. Sapendo che dopo 60 minuti la quantità di batteri nel bicchiere lo riempe completamente, come ci aspetteremmo di trovare il bicchiere al minuto 55? Essendo 55 molto vicino a 60 ci aspetteremmo di trovarlo quasi pieno di batteri, ma non è così. Al minuto 55 il bicchiere sarebbe pieno solo fino al 3%. La spiegazione sta nella legge esponenziale, che è dirompente. Può partire in sordina finchè agisce su una scala a noi non percepibile (come quella dei batteri che finchè sono pochi non sono visibili) ma quando diventa visibile è ormai inarrestabile e pervasivo. Dice Coppola che rispetto al digitale noi siamo al minuto 55. Da qui in poi ci riguarda tutti.

Digital divide

Il diviario digitale è sia di tipo culturale che di tipo infrastrutturale. A questi si aggiunge un divario organizzativo, che renderebbe inutile o controproducente l’introduzione di tecnologia senza un’adeguata revisione dei processi.

Ho fatto notare a Paolo che da noi anche il digital divide infrastrutturale è ancora pesante, ben superiore ai dati nazionali che vorrebbero il 97% della popolazione raggiunto da banda larga (2Mb). Ci ha spiegato che il problema sta nella legge sugli aiuti di stato e nella classificazione delle aree a fallimento di mercato. Dovunue ci sia un operatore che manifesta interesse ad intervenire, lo stato non può farlo per non falsare il mercato. Se la classificazione riguarda zone troppo ampie (ad esempio i comuni) la presenza di operatori nelle aree urbane rischia di nascondere il fallimento di mercato nelle periferie impedendo allo stato di intervenire. Il problema dovrebbe essere risolto con la clusterizzazione proposta nella nuova versione del Piano per la Banda Ultra Larga, che suddivide i comuni in sotto-aree, arrivando ad individuarne 94.000.

E’ un buon punto, ma dovremo lavorare coerentemente anche sugli indicatori, che ad oggi danno le Marche coperte per più del 97% e tenere d’occhio le sotto-aree dei nostri comuni.

Nel frattempo possiamo fare la nostra parte e segnalare il disagio in modo sistematico usando il modulo online predisposto dalla Regione: http://segnalazioni.rete.marche.it/

 

 

 

 

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