Urbania – Ripartiamo da qui

Urbania è la città della ceramica, dei jeans, dei portici, delle mummie, della befana, del Barco. Per me è soprattutto la città di Giorgia, anche se vive a Urbino da quando ci conosciamo. Non è con Giorgia che giro questo video, ma è lei la prima persona che incontro per caso per le vie di Urbania nella pausa pranzo. Poco dopo incontro Silvia e altri amici. Sta proprio in questi incontri casuali, oltre che nell’assonanza dei nomi, la misura della vicinanza tra Urbino e Urbania.

Quando il 13 aprile mi siedo al Caffè centrale con Irene per mangiare un tramezzino è la prima volta che esco in pubblico con il grande puntatore di cartone che da allora ho sempre con me. Irene ha 23 anni, ha studiato a Urbino, ora studia a Rimini ed è appena rientrata da un viaggio in Australia, ma Urbania non le sta stretta. “Ci tornerei mille volte – ci dice – è una meraviglia.” Mi accompagna in giro per il centro, passeggiamo sotto i portici, ogni tanto si affaccia alle finestre del piano terra per salutare qualcuno. D’estate dalle finestre si sentono gli studenti di lirica che si esercitano.

In questo periodo stanno rifacendo la pavimentazione della piazza principale per recuperare le tracce delle antiche mura e chiudere così, con semplici tracce a terra, la cinta muraria che per il resto è intatta.

Urbania aveva 50 botteghe di ceramica. Visito la bottega di Ettore e Claurisia, che è lì dagli anni ’50. Ci racconta di quando il maestro Melis lo aveva visto disegnare la testa di un cavallo per terra per gioco e lo aveva chiamato a bottega. Sono gli anni in cui Urbania si risolleva dalla guerra e riprende una delle sue attività tradizionali dando vita ad una cooperativa che trasforma in grande forno per maiolica uno dei torrioni del palazzo ducale.  Così fu Melis a recuperare la tradizione della ceramica durantina, quando la gente diceva “capirai, fan chi cocci”. Il lavoro è manualità, ricerca e tradizione, partendo dai procedimenti documentati nel 1548 dal durantino Cavalier Piccolpasso ne “li tre libri dell’arte del vasaio”, oggi conservati a Londra. Oggi le botteghe di ceramica artistica stanno scomparendo perchè non c’è mercato e soprattutto non ci sono ragazzi che imparano il mestiere. Quando alla Scuola d’Arte a Urbino ha chiuso la sezione di ceramica avevano proposto di aprire una sede distaccata a Urbania, ma non se ne fece nulla.

Il Barco è una delle costruzioni più pittoresche e caratteristiche della zona. E’ così vicino alla strada statale da mostrarsi a tutti con i suoi volumi sontuosi, ma sufficientemente distante da non esserne turbato. In questo periodo lo si vede oltre un campo di grano, simbolo del connubio straordinario che c’è dalle nostre parti tra natura, agricoltura e storia. A questi elementi qui vanno aggiunti cultura e innovazione, visto che il Barco è oggi la sede del Distretto Culturale Evoluto “Urbino e il Montefeltro”.

Un pezzo di storia si trova anche dietro al Barco, al di là del Metauro. E’ un antico multino ad acqua, oggi trasformato in agriturismo, che viene custodito con passione e mostrato con orgoglio dai proprietari. Avevo mangiato qui diverse volte, ma non avevo mai visitato i locali sotterranei che ospitavano le macine, le pale e i condotti dell’acqua. Bastano pochi gradini per cambiare epoca!

 

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